Mostra personale di Giovanni Novara

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Mostra personale di Giovanni Novara

1 Giugno 2015 Mostre 0
Giovanni Novara

Giovanni Novara torchio

Mostra personale di

Giovanni Novara
dal 6 giugno al 31 luglio 2015
inaugurazione 6 giugno 2015 ore 18.00

Al Posto di Conversazione trattoria km 0

Via Marconi 22 Remanzacco UD
tel. 0432667366

Giovanni Novara, nato a Torino 65 anni fa, una delle prime matricole del Dams di Bologna negli anni Settanta (periodo in cui realizza documentari industriali e di montagna, ricerche nel film d’animazione), giornalista per un trentennio (La Stampa, il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, Il Gazzettino di Venezia), nel 2003 lascia la cronaca e investe la propria esistenza nella pittura.
Nel 2005 emigra negli Stati Uniti. Si esprime con le tecniche più diverse, ma si specializza nell’incisione, specie dopo l’acquisto di una pressa da stampa grazie a un premio in denaro della Anne McKee Artist Fund. Espone in personali e collettive in Florida; torna in Veneto per brevi puntate per partecipare ai corsi di incisione del maestro veneziano Roberto Mazzetto e contemporaneamente espone a Venezia, Treviso, Conegliano. In Florida collabora a riviste culturali, produce grafica pubblicitaria, insegna arte ai reclusi del carcere di Key West e nella locale scuola Montessori. Ottiene la cittadinanza americana. È inserito sia nel dibattito artistico, sia in quello politico: partecipa alla campagna per la rielezione di Obama, sostiene il movimento Occupy Wall Street, interviene contro la pena di morte e il commercio di armi.
Dal 2012 figura tra gli artisti permanenti della Fleming Street Gallery di Key West. Nell’estate 2014 torna in Italia. Si stabilisce a Treviso dove attualmente lavora. Riconoscere i luoghi, interpretare nuovamente la realtà italiana richiede un impegno complesso. È una nuova tappa, una nuova scommessa, ma a Giovanni Novara il coraggio non manca.
« Già da bambino mi affascinava andare nei campi, attorno a Chieri, a scavare assieme agli archeologi amici dei miei genitori: il collo di un’anfora, un pezzo di vetro di un lacrimatoio funebre mi incantavano per ore. Negli anni Sessanta ero ragazzino quando mio padre dirigeva la Galleria Medea a Cortina d’Ampezzo. Nel pomeriggio, finiti i compiti, papà mi concedeva di stare in un angolino tra il retro e la sala grande: da lì ammiravo le opere di Carrà, Campigli, Sironi, De Pisis, De Chirico, Morandi, Casorati, Guttuso, Sassu, Rosai, Musič e tanti altri, come in un’inestimabile mostra allestita solo per me».
«Mi sono espresso attraverso la scrittura e il giornalismo di cronaca per più di trent’anni, fino al giorno in cui mi sono reso conto che i pomeriggi nella galleria di mio padre avevano inciso irrimediabilmente il mio Io, e non potevo più fare a meno dell’arte per raccontare i miei sentimenti, pena la perdita della salute fisica e spirituale».

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